Sabato 08 Aprile 2017 15:38
Generosa, sempre, a modo suo, la vita. Capace di darti un insegnamento, come e quando meno te lo aspetti. Un insegnamento per me stamattina: un invito forte a fermare la frenesia quotidiana, un invito a fare una sosta e a riflettere su ciò che è davvero importante. Un insegnamento ancora più bello ed emozionante per i miei ragazzi di classe II A e per alcuni ragazzi delle tre classi terze della secondaria, spettatori di un incontro toccante con l’ing. Samuel Artale, reduce del campo di sterminio di Auschwitz, in sala Fallaci, alla presenza del sindaco, dell’assessore Frison e del nostro presidente del Consiglio di istituto Andrea Facco. Eh sì…è stata dura la vita con Samuel, davvero dura e crudele: gli ha portato via la famiglia, papà, mamma, una sorella, il nonno, tutti internati come lui ad Auschwitz e mai più usciti di là. La terribile esperienza vissuta all’età di otto anni gli ha fatto toccare con mano a cosa possa arrivare la crudeltà dell’uomo, quando si perde di vista il Bene. Eppure, uscito dal campo di sterminio come unico superstite di un’intera famiglia, affidato, dopo la liberazione del campo, ad una comunità internazionale ebraica e da qui portato negli Stati Uniti, l’ing. Artale ha saputo comunicare a noi presenti stamattina, al di là del dolore per quanto ha vissuto, alcuni messaggi straordinari che cerco di riportare citando le parole testuali: “ Oggi sono un imprenditore di successo. E sapete qual è stata la chiave per raggiungere il successo? Voglio svelarvelo! Mi sono ritrovato negli Stati Uniti a poco più di otto anni, senza famiglia, senza una casa, senza nulla, ma con la consapevolezza che avrei dovuto riuscire a costruirmi un capitale. E il mio capitale è stata la cultura! Ho studiato, studiato con ogni forza, studiato alacremente, perché avevo capito che lo studio mi avrebbe portato lontano. Ricordate ragazzi: possono portarvi via ogni cosa, ma non potranno mai portarvi via la cultura” E ancora: “Non dovete avere preconcetti. I preconcetti dividono, creano barriere. Non esiste il meridionale, il piemontese, il mussulmano, l’ungherese…siamo tutti esseri umani!” E allora sono felice che i miei ragazzi siano andati a casa oggi colpiti, emozionati e di sicuro arricchiti da questo incontro. Grazie all’ing. Artale. Grazie all’amministrazione comunale. Grazie alla vita, che ha saputo trasformare u mio errore in una splendida occasione per tanti.
Silvia Giaretta